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Liberalizzazione delle reti Wireless

Il Consiglio dei ministri ha approvato il cosiddetto Pacchetto sicurezza proposto dal ministro dell’Interno Maroni, preparando finalmente la pensione per il famigerato articolo 7 che bloccava lo sviluppo del Wi-Fi italiano.

Al 31 dicembre 2010, dunque, il decreto Pisanu non sarà rinnovato e si avvierà verso l’oblio mentre inizierà una nuova era di connessioni libere senza fili.

“Ho valutato che si possa procedere all’abolizione delle restrizioni del decreto Pisanu, che scade il 31 dicembre, e dal primo gennaio introduciamo la liberalizzazione dei collegamenti Wi-Fi attraverso gli smartphone” ha spiegato Maroni e la notizia è senz’altro positiva, anche se l’ultima precisazione – attraverso gli smartphone – suona un po’ strana (sarà liberalizzato solo l’accesso Wi-Fi tramite gli smartphone? l’autenticazione avverrà tramite smartphone? e i telefonini normali?)

“Da qui a dicembre valuteremo quali siano gli adeguati standard di sicurezza” ha continuato Maroni “e dal primo gennaio i cittadini saranno liberi di collegarsi ai sistemi Wi-Fi senza le restrizioni introdotte cinque anni fa e che oggi sono superate dall’evoluzione tecnologica”.

Sembra di poter dire con tranquillità che sparirà finalmente per gli utenti l’obbligo di esibire la carta d’identità e per i fornitori dell’accesso quello di “schedatura”, mentre ancora nulla si sa sugli “adeguati standard” citati dal ministro che dovranno regolare l’accesso alle reti senza fili.

La promessa di liberalizzazione del Wi-Fi fatta dal ministro Maroni è una di quelle questioni apparentemente semplici ma che, in realtà, possono nascondere serie complicazioni: la verità è che mancano ancora alcuni dettagli importanti e certe affermazioni sono poco chiare.

Già parlare di “abolizione del decreto Pisanu” richiede qualche precisazione. Secondo le parole esatte di Maroni, il ministro è convinto che “si possa procedere all’abolizione, diciamo, delle restrizioni del decreto Pisanu” e, a questo scopo, occorre procedere in due modi.

Il primo è semplicemente evitando di rinnovare il comma 1 dell’articolo 7, quello che prevede l’obbligo della richiesta di una licenza in Questura per chi voglia offrire accesso wireless: dato che tale comma è “a scadenza” (ossia richiede il rinnovo annuale per continuare a essere valido) è sufficiente aspettare il primo gennaio 2011 perché lo si possa ignorare.

Il resto del decreto, però, non prevede una data di scadenza: per abolire le altre norme contenute occorre presentare un decreto abrogativo. Perché sia vero – come ha promesso Maroni – che non servirà più la carta d’identità per l’identificazione, occorre preparare un documento apposito.

È a questo punto che entra in gioco la seconda parte delle affermazioni del ministro, quella in cui si precisa che nei prossimi due mesi una sorta di “tavolo tecnico” deciderà quali siano le misure più adatte per mantenere “gli adeguati standard di sicurezza”.

Possiamo quindi aspettarci un decreto che introduce l’identificazione vi SMS, ma difficilmente una vera “liberalizzazione” del Wi-Fi, se con questo termine intendiamo la possibilità di connettersi a qualsiasi rete pubblica e aperta senza dover effettuare alcuna operazione preventiva: le reti pubbliche, infatti, saranno verosimilmente sempre accessibili solo dopo aver ottenuto una password.

Lo stesso discorso si applica alla conservazione dei dati di navigazione: non è chiaro quali saranno in questo senso gli obblighi dei fornitori di accesso.

Se poi l’eventuale abolizione delle altre norme non sarà – come sembra – nel decreto, ma nel disegno di legge, occorrerà aspettare i tempi lunghi dell’iter parlamentare perché qualcosa cambi davvero.

Al momento, insomma, l’unica certezza è che non bisogna pensare che con gennaio cambi proprio tutto: occorrerà invece controllare che alle parole seguano i fatti, e verificare a quali conseguenze poi i fatti conducano.

D’altra parte già si stanno levando voci che protestano contro la riduzione dei controlli, evocando lo spettro di terroristi, pedofili e criminali in genere che avrebbero mano libera – come per esempio sostiene il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso – in uno scenario in cui gli utenti del Wi-Fi non si identificano esplicitamente come accade ora.

Fonte: http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=13417&numero=999

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