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L’Europa vuole le chiavi di Skype

La faccenda delle intercettazioni via Skype non è più una questione solo italiana. Ora anche l’Unione Europea è stata investita del problema, e l’agenzia Eurojust ha avviato un’indagine formale per stabilire quali siano i mezzi giuridici e tecnici necessari per implementare un meccanismo di wiretapping analogo a quello già esistente per la telefonia fissa e mobile tradizionale.
“Dietro richiesta della Direzione Nazionale Antimafia di Roma – si legge in una nota – la rappresentanza italiana presso Eurojust giocherà un ruolo fondamentale nel coordinamento e nella cooperazione per l’investigazione nell’utilizzo dei sistemi di telefonia internet (VoIP), quale Skype”. L’agenzia, prosegue poi il comunicato, sarà a disposizione degli organi giudiziari dei paesi membri per “superare gli ostacoli tecnici e giuridici all’intercettazione dei sistemi di telefonia internet, tenendo conto delle differenti regole per la protezione dei dati e il diritto alla privacy”.
L’iniziativa in sede UE segue di poche ore quella analoga del ministero degli Interni italiano, che aveva dato vita la scorsa settimana ad una “task force per decriptare le informazioni che viaggiano su Skype”, su mandato diretto del titolare del dicastero, il ministro Roberto Maroni. Una task force interforze, nata con “l’obiettivo di ricercare soluzioni tecnologiche e normative per rendere fruibili ai fini investigativi e giudiziari le intercettazioni telematiche”.
Al Ministero sembrano dunque preoccupati dell’utilizzo che di queste tecnologie possono fare i malviventi. Un pensiero condiviso dalla rappresentate italiana presso Eurojust, Carmen Manfredda, che ha spiegato come “la possibilità di intercettare la telefonia internet sarà uno strumento essenziale nella lotta contro il crimine organizzato internazionale, all’interno dell’Europa e oltre”. Lo scopo di questa iniziativa comunitaria “non è impedire agli utenti di giovarsi di queste tecnologie, ma di prevenire che i criminali utilizzino Skype e altri sistemi per organizzare le loro azioni illegali”.
La questione della cifratura del protocollo Skype è tuttavia complessa. Lo scorso anno, la Cina aveva fatto sapere di aver iniziato l’intercettazione di tutte le chat testuali effettuate attraverso il programma di instant messaging di proprietà di eBay. Dalla vicina Austria, inoltre, era giunta notizia che l’indecifrabile cifratura delle telefonate non fosse poi così indecifrabile: sarebbe bastato chiedere le chiavi al produttore per ottenere gli stessi servizi già oggi possibili su altri tipi di protocolli e protezioni numeriche.
In ogni caso, la sede legale di Skype Technologies – vale a dire chi detiene il marchio e la tecnologia di Skype – è e resta in Lussemburgo: sebbene il piccolo stato sia membro dell’Unione Europea sin dalla sua fondazione, il suo ordinamento giuridico peculiare al momento sembra tenere fuori dalla portata degli altri paesi la riservatezza delle chiacchiere fatte a mezzo del programma. A meno, naturalmente, di diversi accordi in tal senso. Skype ha già fatto sapere che, da parte dell’azienda, c’è tutto l’interesse a collaborare.
di Luca Annunziata tratto da PuntoInformatico

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